Franco Fava, quando l’Italia era al centro dell’atletica mondiale

Anche con Franco ci lega una amicizia quarantennale. Anni di corsa ad altissimo livello. Tempi che a ripensarli oggi accendono la nostra nostalgia. Franco Fava, un atleta di valore assoluto che ha toccato i vertici delle classifiche mondiali dell’atletica leggera negli anni ’70. Nato a Roccasecca il 3 settembre 1952, Franco ha dominato in Italia in tutte le discipline di fondo, dai 3.000 m. in su. Quarto agli Europei di Roma del 1974, per 4 volte consecutive Campione Italiano dei 3.000 siepi (dal ’72 al ’75). Ha partecipato a due Olimpiadi, Monaco 1972 e Montreal 1976 dove colse un prestigioso ottavo posto nella maratona, diventata, nel frattempo, la sua specialità. E’ stato record-man italiano sulle distanze dei 3.000, 5.000, 10.000 e sui 3.000 siepi. Fortissimo nei cross, ha vinto tre volte consecutivamente Il Campaccio, dal 1976 al 1978; il suo miglior risultato fu il 4º posto ai mondiali di Cross di Düsseldorf 1977.
Terminata la carriera agonistica si è dedicato con successo al giornalismo e alla fotografia, divenendo collaboratore di testate come il “Corriere dello Sport ed il “Corriere della Sera” e tra il 1989 ed il 1991 ha ricoperto il ruolo di capo ufficio-stampa della IAAF. Franco Fava ha ricevuto anche il prestigioso riconoscimento “Golden Pin” per la sua quarantennale carriera di atleta e giornalista, nel corso della European Athletics Awards Night, serata di Gala organizzata a Tenerife dalla Federazione Europea.

In questa splendida foto, diventata una icona del mezzofondo italiano, Franco è al centro, Steve Prefontaine a sinistra, sulla destra il leggendario neozelandese Rod Dixon.
La gara è un 3.000 e finisce così: 1° Dixon, 2° Prefontaine, 3° Fava

FRANCO FAVA, Roma

COSA SIGNIFICA PER TE CORRERE: Fin da bambino è stato il gesto più naturale. E ho sempre creduto che lo fosse per tutti. Ho scoperto che non è così quando ho ho iniziato a frequentare Carla, colei che poi sarebbe divenuta mia moglie. Era l’inizio degli anni 80 e dal momento che lei in gioventù era stata una nuotatrice agonistica, l’ho incoraggiato a correre con me di tanto in tanto. Purtroppo lei era negata e lo è ancora adesso. Nel senso che faceva una fatica immane anche ad andature lente. Insomma, non era portata. L’esatto opposto invece di tanti che pur ritenendosi inadeguati a correre, vuoi per la stazza eccessiva o perché non l’avevano praticata in gioventù, sono poi riuscito a scoprirne il fascino e a non poterne più fare a meno.
Fino ai 40 anni per me la corsa era sinonimo di agonismo. Di confronto con il proprio fisico e anche di sfida continua verso limiti sempre più impegnati. Anche oggi, confesso, quando di tanto in tanto corro sul treadmill, mi viene naturale confrontarmi con la pendenza del tappeto, la media oraria e i chilometri da percorrere. A volte sono riuscito anche a correre per oltre 20 chilometri senza mai una sosta. Sono affascinato da chi arriva a percorrere anche la maratona sul treadmill. Una bella sfida!

CONSIGLIACI IL TUO PERCORSO/GIRO PREFERITO: Sono rimasto particolarmente affezionato al mio primo percorso in cui mi allenavo da studente. Quando, quasi tutti i giorni, correvo sulla via Casilina, da Cassino a Roccasecca. All’uscita della scuola, consegnavo libri e vestiti a mio fratello Alfredo, che tornava a casa con l’autobus, mentre io di corsa lungo i 20 km circa del percorso.
A livello internazionale mi è rimasto nel cuore quello dentro il Parco di Ibirapuera, a San Paolo in Brasile. Ci andavo quasi tutti gli anni a correre la Corrida di San Silvestro negli anni 70. Trovavo affascinante correre anche lungo la costa che da Città del Capo porta a Camp Bay, deliziosa località balneare. Una vista incredibile. Come lo è quella che da Elizabeth Park, nel cuore di Sydney, va verso il Giardino Botanico con vista spettacolare sull’Opera House.
Ai limiti dell’umano, ma anche dell’ignoto, invece, correre sull’altopiano delle Ande. Non dimenticherò mai il percorso andata e ritorno lungo la puna boliviana, a 4.000 metri di quota che va dall’aeroporto di La Paz verso la riva del lago Titicaca.
Oggi che di anni ne ho quasi 69 mi consolo correndo lungo i sentieri di Villa Borghese a Roma. Diventati ormai troppo affollati per i tanti runner urbani.

COSA FAI QUANDO NON CORRI: Mi verrebbe da dire che scrivo. Diciamo però che oltre a mantenere una certa abitudine alla corsa, ho scoperto la palestra. Andare in palestra per me all’inizio era una contraddizione, perché non ho mai amato fare esercizi fisici al di fuori del correre. Anche quando magari avrei dovuto per migliorare la resistenza muscolare. Ma ai miei tempi non era ancora noto il rapporto benefico tra la corsa e il rafforzamento delle fasce muscolari, addominali in primis. Quel plus che da tanto aiuto negli ultimi chilometri di una maratona.

LE TRE COSE CHE NON MANCANO MAI NEL TUO FRIGO: Le uova. La birra. Ma soprattutto le verdure, dall’insalata con cipolle al cavolo. Il cavolo, verde, nero o bianco non manca mai nei miei pasti e di solito lo sostituisco al pane. Come pure zucchine e carciofi quando è stagione. Ne mangio sempre in quantità enormi.